Shell e Chevron fermano 9 piattaforme: Isaias minaccia il Golfo
Shell e Chevron hanno cominciato a chiudere la produzione offshore nel Golfo del Messico mentre la tempesta tropicale Isaias avanza verso la costa americana. Le piattaforme coinvolte sono nove in totale, ma il punto critico non è l'estrazione: è la raffinazione. Con gli impianti statunitensi già spinti al massimo per far fronte a una stretta globale dei carburanti, un uragano sulla costa del Golfo colpirebbe un sistema senza margini di riserva.
Shell evacua cinque impianti, Chevron ne ferma quattro
Shell sta evacuando tutto il personale e sospendendo la produzione su cinque piattaforme: Mars, Olympus, Ursa, Vito e Appomattox. L'azienda ha già trasferito il personale non essenziale dall'asset Stones. Chevron ha invece avviato le procedure di sospensione su quattro impianti offshore che gestisce nel Golfo, spostando a terra parte del personale; gli altri cinque restano su livelli di produzione normali.
Messi insieme, i due piani coinvolgono nove strutture. Per Chevron significa fermare quattro dei nove impianti che gestisce nel Golfo, cioè circa il 44% delle proprie piattaforme offshore. Rapporti precedenti indicavano che anche BP stava evacuando personale dalle proprie strutture.
| Operatore | Piattaforme fermate | Piattaforme attive |
|---|---|---|
| Shell | 5 (Mars, Olympus, Ursa, Vito, Appomattox) | n.d. |
| Chevron | 4 | 5 |
Isaias può diventare il primo uragano della stagione
Isaias si è formata mercoledì al largo del Messico e, secondo le previsioni del National Hurricane Center, dovrebbe intensificarsi fino a diventare un uragano prima di toccare terra sulla costa meridionale degli Stati Uniti nelle prime ore di sabato, portando forti piogge, mareggiate e possibili tornado in diversi Stati.
"We're expecting multiple dangerous, life-threatening impacts along portions of the northern Gulf Coast beginning Friday and continuing into the weekend", ha dichiarato Michael Brennan, direttore del U.S. National Hurricane Center. Se il sistema raggiungerà la forza di uragano, sarà il primo di una stagione atlantica finora molto più debole del solito.
Il Golfo vale il 15% del petrolio e il 5% del gas Usa
I campi offshore del Golfo del Messico coprono circa il 15% della produzione petrolifera nazionale statunitense e il 5% della produzione di gas naturale. Le chiusure annunciate toccano quindi una fetta rilevante dell'offerta americana, ma la minaccia più seria resta un'altra: se un uragano colpisce uno degli impianti di raffinazione della costa, l'effetto sui prezzi sarebbe più severo di quello prodotto dalle piattaforme ferme.
La crisi dei carburanti amplifica ogni interruzione
Le raffinerie statunitensi sono oggi spinte al massimo per produrre quanto più carburante possibile in uno scenario di stretta globale. Questa tensione ha portato margini di raffinazione e prezzi al dettaglio dei carburanti a livelli record. Qualsiasi interruzione dell'attività di raffinazione negli Stati Uniti aggraverebbe il problema dei prezzi.
Sul fronte del greggio, la notizia delle chiusure si somma a una settimana segnata da attacchi iraniani intensificati contro le petroliere nel Golfo Persico. Le quotazioni si muovono di conseguenza: il Brent viene scambiato sopra i 104 dollari al barile e il WTI intorno ai 91,60 dollari, entrambi in rialzo di oltre il 3% su base giornaliera.
Il punto è questo: le nove piattaforme fermate rappresentano una perdita di produzione recuperabile in pochi giorni. Un eventuale impatto sulle raffinerie della costa, in un mercato dove i margini sono già ai massimi storici, no. È lì che Isaias può fare davvero la differenza.