G7-IEA, 100 milioni di barili: quanto è davvero nuova offerta
Il Governing Board dell'International Energy Agency si riunisce oggi, mercoledì 7 ottobre 2026, in via informale per discutere il rilascio coordinato di 100 milioni di barili tra greggio e diesel deciso dal G7. Il punto non è il volume annunciato: è capire quanta parte di questi barili sia offerta davvero nuova. Una fetta consistente potrebbe coincidere con scorte già promesse a marzo e mai immesse sul mercato — e questo spiega perché i prezzi non siano scesi come ci si aspettava.
La riunione dell'IEA e i dettagli ancora mancanti
L'organo decisionale dell'Agenzia Internazionale dell'Energia discute oggi gli aspetti operativi del piano. La riunione segue quella dei rappresentanti dei Paesi UE, che nella stessa giornata avevano già affrontato i dettagli tecnici, secondo due diplomatici europei citati da Reuters. Non sono stati resi pubblici né i volumi per singolo Paese né il calendario definitivo.
Il G7 aveva annunciato la settimana scorsa un rilascio da 100 milioni di barili distribuito su quattro mesi, con una quota consistente di diesel concentrata nei primi 20 giorni. L'intesa è arrivata dopo giorni di pressione dell'amministrazione Trump su Germania e Francia, con Washington che aveva prospettato un possibile divieto alle esportazioni di carburante statunitense. L'ipotesi aveva incontrato l'opposizione dell'industria petrolifera americana, timorosa di contraccolpi sui prezzi interni.
Quanto è nuova l'offerta: il nodo del piano di marzo
Il piano originario dell'IEA, annunciato l'11 marzo 2026, prevedeva un'azione collettiva da 400 milioni di barili. Finora ne sono stati immessi sul mercato circa 325 milioni, oltre l'80% dell'impegno iniziale. Il calcolo è diretto: sottraendo i 325 milioni dai 400 promessi, restano da liberare non più di 75 milioni di barili del vecchio programma. Se il nuovo annuncio da 100 milioni dovesse includere quei volumi, la quota di offerta realmente aggiuntiva si ridurrebbe a un massimo di 25 milioni di barili.
È esattamente questo il punto che il G7 ha lasciato aperto. La dichiarazione parla di un rilascio da effettuare "tenendo conto degli impegni che sono già stati adempiuti", senza chiarire se i 100 milioni siano un'iniziativa interamente nuova oppure includano parte dei volumi ancora dovuti da marzo. Diversi funzionari europei hanno letto l'annuncio come una riaffermazione di impegni precedenti più che come un intervento inedito.
Il direttore esecutivo dell'IEA, Fatih Birol, ha confermato il quadro: "around 325 million barrels of the IEA collective action announced in March have so far been released, representing over 80% of the 400 million barrels originally pledged in the action".
Germania e Spagna in ritardo sulle scorte
Il confine tra vecchi e nuovi impegni si vede bene guardando chi ha già liberato le proprie scorte. La Germania non avrebbe ancora aperto circa il 77% dei barili promessi, mentre la Spagna avrebbe da immettere circa un terzo della propria quota. Gli Stati Uniti, all'opposto, hanno approvato il rilascio di ulteriori 40 milioni di barili dalla Strategic Petroleum Reserve, completando la propria parte.
Sul fronte della composizione, la Francia aveva proposto uno schema basato su 50 milioni di barili di diesel e 50 milioni di barili di greggio. Una quota diesel da 50 milioni di barili corrisponderebbe a circa il 17% delle riserve strategiche di gasolio dell'Unione Europea e a circa il 3% dei consumi annuali del blocco: numeri sufficienti a incidere sul brevissimo termine, molto meno a cambiare gli equilibri strutturali. I Paesi del G7 hanno inoltre concordato di coordinare i programmi di manutenzione delle raffinerie, per evitare fermi simultanei che ridurrebbero ulteriormente la capacità disponibile.
Il gasolio resta il vero collo di bottiglia
Il diesel è il problema centrale della crisi. Ad agosto 2026 gli Stati Uniti rappresentavano circa la metà delle importazioni europee di gasolio, secondo l'IEA, dopo che l'Europa ha aumentato gli acquisti di prodotto raffinato americano per compensare le difficoltà in arrivo dall'area del Golfo Persico.
Il presidente francese Emmanuel Macron ha ridimensionato i toni dello scontro con Washington: "Il tono della nostra discussione non è stato di minacce; è stato costruttivo". Tutti i partecipanti si sono impegnati a non introdurre divieti alle esportazioni, ha aggiunto.
Hormuz e gli attacchi restano il rischio principale
La logistica del greggio è migliorata, ma resta fragile. I transiti attraverso lo Stretto di Hormuz hanno raggiunto una media di 13,5 milioni di barili al giorno a fine settembre 2026, con le spedizioni dall'area più ampia — Mar Rosso incluso — che in 4 degli ultimi 7 giorni del mese hanno superato i livelli pre-bellici. Nelle stesse acque, però, la società di intelligence Marisks ha registrato almeno 7 incidenti, incluso un attacco alla petroliera kuwaitiana Kazimah III.
Sulla terraferma, gli Houthi hanno rivendicato lanci di missili balistici e droni contro siti Saudi Aramco a Riyadh e Khurais. A complicare il quadro contribuiscono gli attacchi ucraini contro raffinerie russe, che hanno ridotto la disponibilità di prodotti raffinati, e il limite alle esportazioni cinesi: per ottobre non sono state assegnate quote alle grandi raffinerie, con eccezioni per Hong Kong e Macao.
"Il G7 di attingere alle riserve strategiche sta contribuendo a ridurre potenzialmente l'ansia immediata per l'offerta, mentre cresce la convinzione che i volumi di esportazione dell'Arabia Saudita stiano tornando verso i livelli pre-bellici, anche se questi barili viaggiano ancora a costi più elevati e su rotte meno efficienti", ha spiegato Tim Waterer, chief analyst di KCM Trade.
Cosa cambia per chi compra carburante
Per un operatore europeo, la partita si gioca su due piani distinti. Il primo è il tempo: la quota diesel anticipata nei primi 20 giorni può alleggerire la pressione sui prezzi in ottobre, ma il resto del piano si distribuisce su quattro mesi e non copre nemmeno un terzo dei consumi annuali UE di gasolio. Il secondo è la composizione: se una parte dei 100 milioni coincide con il residuo dei 400 milioni di marzo, la vera nuova offerta si riduce a 25 milioni di barili, con un effetto sui prezzi limitato e temporaneo.
Tradotto: il rilascio serve più a spegnere l'ansia di approvvigionamento nel brevissimo periodo che a correggere lo squilibrio strutturale. Il Brent è rimasto sopra quota 100 dollari dopo l'annuncio, e l'ultima rilevazione disponibile — lunedì 5 ottobre — lo vedeva a 101,69 dollari in calo dello 0,55%, con il WTI a 90,16 dollari (-1,04%). Non è il movimento che ci si aspetta da 100 milioni di barili nuovi. Il mercato li ha già in gran parte prezzati.