Crollo dei transiti a Hormuz e Bab el-Mandeb dopo la rivendicazione Houthi
La rivendicazione di un attacco missilistico contro una petroliera saudita ha svuotato in poche ore due degli stretti più strategici del commercio petrolifero globale. Non è un'interruzione qualunque: i numeri di oggi mostrano un collasso della fiducia degli armatori che nessuna speranza diplomatica è ancora riuscita a compensare.
Mercoledì 5 agosto, solo 2 navi hanno attraversato lo Stretto di Hormuz, in calo drastico rispetto alle 8 di martedì. Altrettanto eloquente il dato di Bab el-Mandeb: un'unica nave commerciale — una dry bulk carrier battente bandiera Bahamas — ha completato il transito mercoledì, contro le 20 di martedì.
L'attacco alla petroliera NCC WAFA e la nuova geografia del rischio
Gli Houthi yemeniti hanno dichiarato di aver colpito con "diversi missili balistici" la petroliera saudita NCC WAFA a nord del Mar Rosso, al largo di Yanbu. La nave, una products tanker battente bandiera saudita, aveva spento il transponder il 19 luglio mentre navigava verso sud in direzione di Bab el-Mandeb.
Dopo l'annuncio del blocco navale Houthi del 22 luglio, la WAFA ha probabilmente invertito la rotta dirigendosi a nord attraverso le acque costiere saudite. Ed è lì, a centinaia di chilometri dalla zona di blocco dichiarata, che i missili l'hanno comunque raggiunta. Il messaggio per gli armatori è inequivocabile: la minaccia non si limita ai colli di bottiglia, si estende alle rotte di avvicinamento.
Il fattore Oman-Iran: una tregua possibile o un'illusione ottica?
Mentre gli stretti si svuotavano, il portavoce del ministero degli Esteri iraniano Esmaeil Baghaei dichiarava che l'accordo con l'Oman per la gestione congiunta dello Stretto di Hormuz è "in the final stages". Una formula che i mercati stanno interpretando con cautela: la bozza d'intesa, come avevamo riportato, attenderebbe ancora il via libera della Guida Suprema iraniana Ali Khamenei.
Il contrasto tra i due piani — escalation militare Houthi e diplomazia Iran-Oman — spiega perché il Brent non sia crollato mercoledì 5 agosto, nonostante il tracollo dei transiti. Il mercato sta scontando due scenari opposti senza ancora sceglierne uno.
L'impatto sui numeri: un calcolo che preoccupa le raffinerie asiatiche
I dati di oggi evidenziano un tracollo: a Hormuz il transito è passato da 8 navi martedì a sole 2 mercoledì 5 agosto; a Bab el-Mandeb, il passaggio da 20 a 1 nave commerciale in 24 ore equivale a una contrazione del 95%.
Per le raffinerie indiane, che già stanno dirottando acquisti verso greggi dell'Africa occidentale per aggirare il collo di bottiglia di Hormuz, il combinato disposto dei due stretti in stallo accelera una riconfigurazione forzata delle supply chain. Il rischio non è solo il prezzo del greggio: è la disponibilità fisica dei carichi nei tempi necessari alla raffinazione.
Il paradosso è che proprio mentre Iran e Oman negoziano un accordo per normalizzare Hormuz, l'offensiva Houthi nel Mar Rosso sta dimostrando che la sicurezza di uno stretto non basta: la crisi è sistemica e coinvolge entrambi i gateway del commercio marittimo mediorientale.