Attacco drone ferma il terminal CPC del Mar Nero: stop all’export di greggio kazako
Per la seconda volta in meno di 24 ore un drone ha colpito una petroliera in fase di caricamento al terminale del Caspian Pipeline Consortium (CPC) sul Mar Nero, costringendo il consorzio a sospendere le esportazioni. Il greggio kazako – circa l’1% della fornitura globale – resta bloccato in un momento in cui le quotazioni del Brent si muovono già sotto la pressione di interruzioni multiple sulle rotte marittime.
Un attacco in due fasi blocca il terminale di Novorossiysk
Lunedì 20 luglio 2026 un drone ha centrato la petroliera NELSA mentre caricava greggio al Single Point Mooring 1 (SPM-1) del terminale CPC, vicino a Novorossiysk. L’impatto ha raggiunto la sezione poppiera di dritta della nave, innescando un incendio sul ponte e nei compartimenti tra la zona alloggi e la sala macchine. Le squadre di emergenza hanno spento le fiamme nel giro di alcune ore; la petroliera è rimasta a galla e non si registrano sversamenti di petrolio.
L’incidente arriva dopo l’attacco di domenica 19 luglio, quando un primo drone aveva già costretto il consorzio a interrompere le operazioni di caricamento. Le attività erano riprese in serata, per essere nuovamente sospese con il colpo di lunedì. Al momento in cui scriviamo, nessun orario è stato comunicato per la ripresa dei carichi.
Cosa trasporta il gasdotto CPC e perché conta
Il sistema CPC è un’infrastruttura da 1.511 chilometri che collega i giacimenti kazaki del Caspio – Tengiz, Kashagan e Karachaganak – al terminale di esportazione sul Mar Nero. Qui confluisce più di due terzi del greggio esportato dal Kazakistan, insieme a volumi prodotti da compagnie russe nella regione del Caspio.
La proprietà del consorzio è internazionale: tra gli azionisti figurano Chevron, ExxonMobil, KazMunayGas, Lukoil, Rosneft, Shell ed Eni. Chevron, interpellata sulla vicenda, ha dichiarato di essere al corrente delle segnalazioni relative a una nave che caricava greggio di Tengiz al terminale CPC, senza aggiungere altri commenti.
Le reazioni ufficiali e il nodo sicurezza
Il Ministero degli Esteri e il Ministero dell’Energia del Kazakistan hanno condannato entrambi gli attacchi, definendoli «attacchi terroristici contro infrastrutture marittime civili e gli interessi economici del Kazakistan». Né il consorzio né le autorità kazake hanno identificato i responsabili del raid di lunedì.
L’episodio allunga la lista di interruzioni subite dal CPC dall’inizio del conflitto. Finora il consorzio è sempre riuscito a ripristinare le operazioni nel giro di pochi giorni, ma la frequenza degli attacchi sta trasformando quello che era un rischio occasionale in un fattore strutturale per la logistica petrolifera del Mar Nero.
Analisi: un altro tassello nella mappa dell’offerta globale sotto stress
L’arresto del terminale CPC toglie dal mercato una quota di greggio che, considerando l’1% di supply globale, equivale a circa 1 milione di barili al giorno. Non è un volume in grado di far deragliare da solo l’equilibrio mondiale, ma si somma alle restrizioni già in corso sulle rotte mediorientali e del Mar Rosso.
Il pattern che emerge è quello di un’offerta segmentata e fragile: ogni interruzione, anche temporanea, trova oggi un mercato con meno cuscinetti di capacità inutilizzata e premi al rischio più elevati sui contratti a termine. Per gli operatori del greggio, la finestra di ripristino del terminale CPC sarà un indicatore chiave della resilienza logistica del corridoio caspico–Mar Nero, mentre le quotazioni del Brent continueranno a scontare non solo i volumi fermi, ma anche la probabilità che il prossimo attacco arrivi prima della prossima riparazione.